“Zone neutre I” è un progetto dove la termofotografia si fa occasione per riflettere sulla costruzione sociale dei generi. Il lavoro nasce da un’urgenza personale, ovvero esplorare come la società definisce ciò che è maschile e femminile attraverso regole non scritte e radicate. Cresciuta a San Felice del Benaco situato in una realtà fatta di piccoli paesi e visioni spesso rigide, ha condizionato la mia identità tanto da creare una sensazione costrizione e mancata libertà, che paradossalmente genera la volontà di creare un immaginario visivo che metta in discussione i ruoli assegnati. Tutto parte da una domanda rivolta a un campione eterogeneo di persone di genere età e provenienza: “C’è qualcosa o qualche azione che ti è stato detto di non poter fare o usare perché considerata dell’altro sesso?” A partire dalle risposte raccolte, il progetto si sviluppa in dei trittici in cui l’oggetto raccolto dall’indagine appare come still life puro in un ambiente neutro e privo di contaminazione Accompagnato da un ritratto termofotografico e una seconda termofotgrafia che la mostra il corpo nell’atto di compiere quell’azione legata all’oggetto “vietato”. Insieme questi elementi creano un cortocircuito visivo e simbolico: ci mostrano quanto siano artificiali le barriere che costruiamo attorno ai corpi e agli oggetti. Dove i corpi diventano tracce e gli oggetti tornano neutri. La termofotografia è stata scelta anche per il suo valore concettuale: mostra ciò che è invisibile, come il calore rievocando anche altre sensorialità, e nasconde ciò che è visibile, mostrando il corpo come energia liberato da definizioni che ci sono state attribuite.



Durante tutto il percorso di creazione il progetto ha trovato strada anche in una dimensione espositiva scultorea. Il progetto si sviluppa in tre ritratti termofotografici ognuno accompagnato da uno stand in cui l’oggetto comune, posizionato su di essi, si fa scultura, perdendo la sua funzione originale e diventando elemento simbolico. Strappati dal loro contesto, sono restituiti come simboli di una liberazione. L’oggetto non è più un limite o un confine. Oggetti che vengono portati fuori dal loro contesto sono restituiti come simboli di una liberazione. L’oggetto non è più un limite o un confine.

Progetto Esposto: FO.CO – Exposing Contemporary Photography. 30.10.25 – 23.11.25